Esperanto, lingua internazionale

L'esperanto è una lingua pianificata, creata alla fine del secolo diciannovesimo dal polacco L. L. Zamenhof, che pubblicò la prima grammatica nel 1887 nella speranza di contribuire a migliorare la comunicazione fra i popoli. Per fare questo, costruì una lingua semplice e razionale nella grammatica, derivandone il vocabolario principalmente dalle lingue neolatine (questo è, tra l'altro, il motivo per cui, agli italiani, suona abbastanza famigliare e comprensibile).

Una lingua mondiale, nata in Europa

L'esperanto è una lingua mondiale, e in questi anni i posti dove cresce di più sono l'Africa e l'Estremo Oriente.

Una lingua utile, che rispetta e protegge le altre lingue

Fin dalla sua nascita, l'esperanto è stato usato e proposto come seconda lingua per i rapporti internazionali, parallelamente alle lingue nazionali. La molteplicità delle lingue è una grande ricchezza dell'umanità, e lo studio delle lingue straniere è importantissimo. Però, quante persone sono in grado di imparare tutte lingue che potrebbero servire? Basti pensare al numero di lingue ufficiali nella sola Unione Europea... E anche ammesso di riuscirci, ci vorrebbe un enorme dispendio di fatica, tempo e denaro.

In particolare, gli esperantisti non hanno niente contro lo studio della lingua inglese, e apprezzano tutte le opportunità per comunicare che essa dà; va però ricordato che imparare a fondo anche una sola lingua straniera è un investimento che non tutti si possono permettere, e che privilegiare una sola lingua nazionale sulle altre è un atto discriminatorio (lo dice, del resto, anche l'articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione."), perché l'uso internazionale di una lingua nazionale (e quindi difficile) mette in pericolo la sopravvivenza delle lingue più deboli.

L'esperanto, di facile apprendimento e assolutamente neutrale, non ha questi tre svantaggi, e costituisce quindi una soluzione giusta e democratica per la comunicazione linguistica a livello internazionale; chi lo parla, lo fa senza per questo rinunciare all'uso delle altre lingue. Anzi, è dimostrato da seri studi che l'esperanto ha funzione propedeutica per l'apprendimento delle lingue straniere, inglese compreso.

Una lingua in continua evoluzione

L'esperanto si evolve, come tutte le altre lingue, attraverso il sistema degli arcaismi e dei neologismi: alcune parole diventano obsolete, altre nascono. Per esempio, al posto di "malsanulejo" (= ospedale) oggi si preferisce "hospitalo", invece di "pafilego" (= cannone) usato da Zamenhof oggi tutti dicono "kanono".

Gli strumenti dell'evoluzione sono la lingua parlata, gli scrittori, i giornalisti, i giovani, i cantanti, internet, ecc.

Una lingua con una cultura consolidata

La fiorente tradizione letteraria in esperanto è stata riconosciuta dal PEN international, che ha accettato l'esperanto come affiliato nel 60° congresso del settembre 1993. Tra gli scrittori contemporanei in esperanto si contano i narratori Trevor Steele (Australia) e Spomenka Stimec (Croazia), i poeti William Auld (Scozia) e Abel Montagut (Catalogna), e i saggisti e traduttori Probal Dasgupta (India) e Fernando de Diego (Venezuela).

Tra le numerose traduzioni pubblicate di recente, alcuni titoli sono: Il vecchio e il mare di Hemingway, Il Signore degli Anelli di Tolkien, Cent'anni di solitudine di Garcia Màrquez, Rubayai di Umar Khaiyam, Il maestro e Margherita di Bulgakov, Delitto e Castigo di Dostoyevsky e la grande saga familiare Il sogno della casa rossa di Cao Xueqine.

Negli ultimi anni le traduzioni sono state compiute dal francese (La Fontaine, Racine, de Sade, Fournier, Queneau), dal cinese (Guo Moruo, Lao She), dal latino (Seneca, Erasmus), dal giapponese (Xawabata, K. Miyazawa), dall'olandese (Mulisch), dal serbo e dal croato (Krlez^a, Andric'), dall'ungherese (I. Nemere), dal russo (Chekhov, Strugackij), dallo sloveno (Pahor), dallo spagnolo (Cervantes, Lorca, Miguel Hernàndez), dal greco classico (Luciano), dall'estone (Vaarandi, Under) e dal norvegese (Ibsen), insieme a molte altre traduzioni di autori anglofoni come Nevil Shute (Australia), William Shakespeare, Oscar Wilde, Rudyard Kipling (Inghilterra), Katherine Mansfield (NuovaZelanda) e James Thurber (USA). Anche gli italiani Manzoni, Montale ed Ungaretti sono tra gli autori tradotti.

Sono state pubblicate antologie di letteratura ungherese, tedesca, cinese, coreana, inglese, francese, slovena, serba bulgara, olandese, australiano, italiano, ebreo, giapponese e maltese. I personaggi dei fumetti Rat-Man, Diabolik, Lupo Alberto, Asterix, Winnie-the-Pooh e Tin-Tin sono stati affiancati da molti altri libri per ragazzi, incluso, di recente, il Diario di Anna Frank, i Moomintrolls, Pippi Calzelunghe e altri titoli dalla Cina, Giappone, Islanda, Israele, Svezia e Lituania.

La musica non è da meno: i generi popolari in esperanto vanno dalla canzonetta al folk passando per il rock, il cabaret, la musica corale, quella solista e l'opera. Inoltre, cantautori e interpreti popolari in molti paesi hanno registrato in esperanto, hanno scritto spartiti ispirati alla lingua, o l'hanno usata nel loro materiale promozionale, come l'inglese Elvis Costello e lo statunitense Michael Jackson. Nel 1996, grazie alle molte copie vendute, un album musicale di soli brani in esperanto, lanciato dalla Warner in Spagna, ha raggiunto le vette delle classifiche.

Particolarmente noti all'interno del movimento, sono i gruppi Kajto (musica folk - Paesi Bassi), Persone (musica rock - Svezia), Ĵomart kaj Nataŝa (musica melodica - Russia/Ucraina) e Jomo kaj la Mamutoj (rock melodico - Francia). Dal 1995 sono state pubblicate varie raccolte con canzoni di decine di gruppi musicali esperantisti (Vinilkosmo Kompil'). I musicisti esperantisti hanno la loro associazione internazionale: Eurokka.

Una lingua con una forte comunità alle spalle

L'uso della lingua comune ha generato anche una comunità internazionale informale, in gran parte all'interno del movimento stesso, con una susseguente attività sociale (congressi, convegni, programmi culturali, incontri tematici, attività turistiche, ecc.).

Abbondano iniziative individuali con finalità, ad esempio, di amicizia, scambio di corrispondenza e di ospitalità, contatti professionali o di studio, semplice socializzazione oltre le frontiere.

Esistono pure gruppi esterni al movimento finalizzato alla diffusione dell'esperanto: essi si dedicano principalmente all'utilizzo in comunità della lingua per scopi proprii senza privilegiare la sua espansione.

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